16 ottobre 2007
“Abbiamo gettato un sasso nello stagno, abbiamo presentato le nostre progettualità, adesso speriamo che nel sistema federale qualcosa cambi”, con queste parole
Carlo Tavecchio, presidente della
Lega Nazionale Dilettanti, ha chiuso i lavori del convegno "
Il calcio nella società: nuove strategie del mondo dilettantistico e giovanile".
Durante la due giorni (12 e 13 ottobre 2007) di confronto e interventi serrati, organizzata a Riccione dalla componente più numerosa del calcio italiano, si sono succeduti ben quindici relatori, autorevoli esponenti del mondo calcistico e della società civile, chiamati ad offrire il loro contributo per tracciare il futuro dello sport più amato dagli italiani.
Nella prima giornata (12 ottobre) l’introduzione ai lavori del convegno è stata affidata al giornalista Italo Cucci, che ha ricordato l’impegno della Lega Nazionale Dilettanti nel calcio e nella società fin dalle sue origini nel 1959:
“Da Ottorino Barassi a Carlo Tavecchio guardate quanto siete cresciuti” sottolinea l’ex direttore del Corriere dello Sport – Stadio alla platea dei dirigenti nazionali, regionali e provinciali della LND, prima di lasciare la parola al padrone di casa.
Il presidente Tavecchio, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, è andato subito al cuore del suo intervento partendo dal rinnovamento del calcio italiano:
“Noi siamo un soggetto che ha nel suo Dna il sacrificio a garanzia delle istituzioni, ma chiediamo alla Figc che vengano portati a termine in breve tempo i cambiamenti necessari per affrontare le sfide della società del duemila”. “L’obiettivo d’indirizzo su cui la Federcalcio dovrà lavorare – ha continuato Tavecchio - è innanzitutto la riduzione del numero delle società professionistiche, e mi fa piacere ne abbia convenuto anche Macalli, per poi discutere di una riforma generale che tenga presente le esigenze della componente più numerosa del calcio italiano”.
Il ragionamento politico del presidente LND ha toccato tutti i punti dell’attualità del sistema-calcio. A cominciare dall’analisi sulle problematiche legate al rapporto interno alla LND con i Comitati e le Divisioni: “Lo status giuridico di coloro che giocano fino alla Serie D deve rimanere quello dilettantistico. Ci opponiamo con tutte le nostre forze ai progetti di riforma che paventano tassazioni tali da superare l’entità dei rimborsi per ogni calciatore. Questo è il messaggio che la LND invia agli organi politici e questa è la linea che deve far propria il Comitato Interregionale; la disciplina del calcio a 5 è meritoria sotto tutti i profili, ci sono ottimi dirigenti sia a livello nazionale che regionale ed i numeri lo dimostrano.
Possiamo andare ad attivare alcune migliorie, ma sempre nell’alveo della Lega Dilettanti e della Federcalcio; per quanto riguarda il calcio femminile è impossibile che a fronte di 30 milioni di cittadine italiane contiamo solo 25 mila tesserate, deve cambiare l’approccio della società verso l’avvicinamento delle donne allo sport e al calcio in particolare. Servono progetti nuovi subito, magari dovremo premiare attraverso incentivi la partecipazione delle donne all’attività calcistica. Non possiamo permetterci che intere regioni disconoscano il calcio in rosa”.
Tavecchio ha proseguito il suo intervento passando per i temi caldi del momento a livello federale: la gestione dell’attività giovanile e quella arbitrale:
“Il Settore Giovanile e Scolastico è direttamente dipendente dalla Figc e nessuno ha mai messo in dubbio questa paternità, eppure a livello periferico rivendichiamo la battaglia della gestione avocata alla Lega Dilettanti. Il corpo centrale del Settore non può andare diversamente da dove va la periferia perché si creano disfunzioni gravi che si ripercuotono nell’attività; l’Aia è una realtà autonoma e come tale deve avere la massima autonomia nella gestione economica. Inoltre il mondo arbitrale dovrà affrontare al più presto una riforma completa e prevedere l’apertura all’arbitraggio anche nella categoria esordienti. Tale innovazione avrebbe il merito di far maturare prima i giovani arbitri, sia dal punto di vista tecnico che sotto il profilo della personalità”.
Secco anche il no alla riforma del vincolo: “Lo sforzo della LND di passare dal rapporto a tempo indeterminato ad un limite fissato ai venticinque anni non può essere svilito o disatteso. Noi non possiamo fare di più, la nostra resistenza, qualora le sollecitazioni per abbassare ancora di più la soglia dell’età, si trasformerà in frontiera da difendere”.
Parlando dell’organizzazione interna Tavecchio ha lanciato infine un grande appello alla forza di fare gruppo partendo da una indicazione moderna di marketing e comunicazione: “La LND deve fare leva sulla sua grande struttura, insieme dobbiamo trovare la strada per rendere virtuoso il nostro messaggio indirizzato al mondo esterno. È impossibile dialogare con la società parlando ventidue voci diverse”.
Il presidente federale Giancarlo Abete ha risposto alle sollecitazioni del presidente Tavecchio, affrontando anche altri aspetti che attendono il calcio italiano.
“Il presidente federale oggi più di ieri - ha affermato Abete - ha un ruolo d’indirizzo e non di potere. Il calcio si è dato già un grande rinnovamento, ma dovremo trovare di concerto con le Leghe le ulteriori soluzioni per continuare su questa strada. Insieme dovremo trovare una sintesi per le sfide che attendono il nostro mondo. La crescita delle corporazioni allontana la forza contrattuale di tutto il sistema”.
Parlando di iniziative concrete, Abete ha ribadito il suo no a chi propone di creare una federazione a parte per gli arbitri: “Come me la pensano anche la Uefa e la Fifa che non prevedono nulla di questo tipo sulle nuove linee progettuali sul calcio presentate di recente”.
Sul rapporto con la Lega Dilettanti ha ribadito quanto “la LND abbia sempre offerto stabilità al sistema, essendo il perno su cui la Federazione ha costruito la sua storia e le sfide che ha dovuto affrontare”.
Poi a braccio ha affrontato altri temi spinosi: “Rivendico la svolta sul Settore Giovanile e Scolastico perché non ci sia più una difficoltà di coordinamento e di gestione nel calcio in periferia. I coordinatori non saranno più uomini di gestione, ma innovatori e persone ai quali chiederemo idee e progetti nuovi. Daremo dei budget proporzionati alle proposte che i singoli coordinatori regionali del Settore Giovanile proporranno”.
A proposito della centralità della Federazione chiesta dalla LND, Abete ha chiesto però “un quadro normativo diverso” e riferendosi alle gare non disputate in Serie C per questioni di chilometri ha ribadito il suo atteggiamento portato avanti sulla questione nelle ultime settimane, ricordando che “il titolo sportivo non può essere oggetto di cessione”, ma anche che “non si possono costruire delle cattedrali nel deserto a livello di strutture: chi è promosso non può adattare in tempo reale le strutture utili a disputare i campionati, anche perché bisogna tener conto delle esigenze del territorio”.
Concludendo l’intervento, il presidente Abete ha ricordato la prima estate tranquilla per il calcio italiano da alcuni anni a questa parte: “Ciò deve darci un’iniezione di fiducia per riportare ad una giusta normalità tutto l’universo calcistico italiano”.
A parlare del tema della sicurezza dentro e fuori gli stadi, è intervenuto per l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive del ministero dell’Interno, il direttore Ferlizzi, che ha parlato di una “normalità che va riconquistata”, anche se “la strada intrapresa può non trovarci tutti d’accordo, ma è quella che tutti noi istituzioni ci siamo dati”.
Al suo intervento è seguito quello di mons. Mazza, vescovo emerito di Fidenza, il quale ha parlato del rapporto tra etica e sport.
Il professor Borgonovi, docente all’Università Bocconi di Milano, e Roberto Giretti, presidente dell’omonimo studio, hanno affrontate da angolazioni differenti la tematica dell’impatto del mondo dilettantistico nella società e nell’economia del nostro paese.
Nella seconda giornata (13 ottobre) i quadri ed i rappresentanti della Lega Dilettanti si sono confrontati su aspetti concreti: il Settore Giovanile, naturalmente, la peculiarità delle Divisioni e dell’Interregionale, gli aspetti fiscali per le società dilettantistiche, la nuova giustizia sportiva, l’erba artificiale, il vincolo sportivo e i diritti televisivi.
Sull’attività giovanile, già al centro del confronto tra Tavecchio e Abete, e sulla riforma varata la scorsa estate, è intervenuto il presidente del Settore Massimo Giacomini:
“Il calcio giovanile va proposto e gestito in modo diverso rispetto al passato: oggi è necessario formare quadri tecnici e dirigenziali nuovi che siano uomini al servizio dello sport, con passione certo, ma soprattutto con professionalità. Vanno innovate le metodologie sia per chi opera in campo che dietro le scrivanie”.
Insomma, professionalità ma anche recupero dell’insegnamento tecnico: “Il responsabile del settore giovanile nelle nostre società deve diventare un maestro di tecnica”.
E poi il recupero di una regolarità nelle gare dei più piccoli dopo i tagli del passato: “È auspicabile la reintroduzione dell’arbitro per il secondo anno della categoria Esordienti, come affermato dal presidente Tavecchio, perché reciterebbe un positivo ruolo di presenza della Federazione nel nostro mondo con conseguente aiuto all’educazione del regolamento che è propedeutico alle serie successive, ciò permetterebbe un salto di qualità enorme rispetto alla cultura sportiva odierna”.
Riguardo al ruolo degli organi nazionali della LND, si sono soffermati i rispettivi presidenti. William Punghellini, n. 1 della Serie D, ha affrontato soprattutto i temi relativi alla paventata riforma della legge 91: “A livello ministeriale si è insediata una commissione di presunti saggi da cui Dio ci protegga. Stanno studiando la figura del lavoratore sportivo, perché rispetto alla legge 91 molte federazioni, anche importanti come la pallavolo e lo sci, non hanno previsto la soglia del professionismo. Per cui si sta pensando di abbassare a 7500 euro annui questa soglia”. E poi un affondo contro l’AIC, con cui la Serie D si era già scontrata sulla questione dello svincolo consensuale ad inizio stagione: “Siamo naturalmente allineati al presidente Tavecchio sulla questione del vincolo, dove alzeremo barricate per impedire che le richieste dell’Aic guastino, dopo quello professionistico, anche il mondo dilettantistico”.
Ed anche una stilettata ai procuratori, ormai attivissimi anche in Serie D, definiti da Punghellini “il vero cancro del calcio italiano”, con la richiesta alla Figc di “attivarsi per arginarne l’operato”.
Il presidente della Divisione Calcio a 5 Fabrizio Tonelli ha ribadito la specificità della disciplina “che è essa stessa un sistema, composto da 2.500 società”. Tonelli ha ricordato che “la Fifa ha introdotto una regolamentazione specifica e lo status del giocatore di calcio a 5, così come la Uefa ha inserito gli eventi internazionali di questa disciplina nel settore professionistico”.
Riconoscendo gli sforzi della LND per valorizzare il calcio a 5, anche attraverso l’ingresso del presidente della Divisione nel Consiglio Federale in quota alla LND, Tonelli ha però chiesto di superare il senso di corporazione e applicare il principio federalista e di sussidiarietà”. Sul futuro, il Calcio a 5, secondo il suo leader, punterà su due progetti: “migliorare il rapporto con gli istituti scolastici, in collaborazione con il settore giovanile, e modernizzare le strutture sportive destinate a questa attività soprattutto al chiuso, riconoscendo alla nostra disciplina una specificità unica in questo senso. Siamo il calcio indoor”.
Al centro dell’attenzione di tutta l’assemblea l’intervento di Natalina Ceraso Levati, presidente della Divisione Femminile, settore di cui spesso si parla come il “tallone d’Achille” del calcio italiano, in ragione del numero ridotto delle tesserate e delle società rispetto alla media dei grandi paesi europei. La Levati ha affrontato l’argomento con una dettagliata relazione, partendo dall’ingresso del Calcio Femminile nella Figc nel 1986, soffermandosi in particolare sulla sua gestione, iniziata nel 1997.
“In questo periodo – ha detto la Levati – sono cresciute le società e le tesserate, ma soprattutto siamo riusciti ad abbassare l’età media delle calciatrici, da 25 a 20 anni, e questo è già un investimento per il futuro del calcio femminile in Italia”. Dati e riflessioni, comparando anche la realtà italiana con i progetti realizzati ad esempio in Inghilterra e Francia, preceduti però da una riflessione: “Io sono una presidente donna eletta dal 95% di presidenti di società uomini. Sono fermamente convinta che il calcio non è maschile o femminile, è semplicemente calcio. E il futuro va costruito dunque con le donne appassionate e praticanti ma anche con gli uomini che amano questa disciplina e credono nelle pari opportunità per dare maggiore dignità al calcio femminile”. Ricordando le conclusioni dello scorso Simposyum di Shangai, ai Mondiali che hanno appena consegnato l’iride femminile alla Germania, con l’aumento del 20% dei fondi destinati dalla Fifa al settore femminile delle singole federazioni, la Levati ha ammonito che “il progetto per aumentare il numero delle tesserate non può essere lasciato nelle sole mani delle società, deve essere condiviso dalla LND, dalla Figc e dagli enti governativi”. E poi la conclusione: “Se la Figc, la LND e la Divisione riusciranno con maggior vigore a investire nel calcio femminile credendo nelle sue potenzialità, potremo assistere allo sviluppo che la disciplina merita, senza che le calciatrici siano guardate come marziane. Il cambiamento può arrivare solo riconoscendo, credendo e investendo per far si che i responsabili sul territorio si attivino per una realtà che chiede attenzione. E non va dimenticata la promozione di un’immagine positiva della calciatrice, una donna che svolge il ruolo di moglie o madre, impegnata nel sociale e realizzata nella vita personale. Il calcio femminile è un patrimonio federale e deve essere visto come investimento sul futuro”.
Si sono poi succeduti gli interventi di Davide Marelli sul progetto “Ambasciatore Azzurro”, Alberto Bortolotti (USSI) riguardo la questione dei diritti tv e nuove piattaforme, Gianni Bondini sul ruolo della LND, Silvano Turrin sugli investimenti aziendali e le strategie fiscali, Alessandro Capucci sulle tecnologie mediche al servizio dello sport, Antonio Armeni sull’erba artificiale quale futuro del calcio, Antonino De Silvestri sul vincolo sportivo, Mattia Grassani che ha illustrato pregi e difetti del nuovo codice di giustizia sportiva.